Visualizzazione post con etichetta Cronaca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cronaca. Mostra tutti i post

sabato 18 maggio 2013

Mamma 42enne butta i figli di 3 e 6 anni dal balcone...Sgomento a Busto Arsizio per il terribile gesto della madre 42enne

Questa mattina, una mamma di 42 anni S. B., ha buttato giù dal balcone della sua casa i suoi due figli di 6 e di 3 anni. E’ accaduto a Busto Arsizio subito dopo mezzogiorno, la mamma li ha gettati dal terzo piano della palazzina in cui abita. I bambini hanno compiuto un volo di circa sette metri e sono atterrati su un tavolino sul terrazzo della vicina del primo piano, che ha chiamato l’ambulanza.
Il maschietto che ha 6 anni ha riportato una frattura occipitale e una lesione a una vertebra, ed è stato ricoverato a Legnano; la bambina di 3 anni ha riportato una frattura al torace con versamento di sangue nel polmone, e si trova nell’ospedale di Busto Arsizio. Sono entrambi in prognosi riservata. Secondo i medici la frattura alla vertebra non avrebbe leso il midollo spinale.
La madre è stata posta in stato di fermo. Sposata con un professionista, in passato era stata in cura per disturbi legati alla depressione. Secondo le prime testimonianze la donna ha lanciato prima la bambina più piccola e poi, a distanza di una manciata di minuti, anche il figlio maggiore. Una vicina ha raccontato che sentiva spesso la donna urlare contro i figli. Al momento del fatto il marito era uscito per fare la spesa. In casa c’era l’anziana madre della donna, che però si trovava in quel momento in un’altra stanza. La madre dei due bambini, in stato di fermo nei locali della questura di Busto Arsizio, ha confessato di aver gettato i figli dalla finestra. La donna è «collaborativa», ma «non lucida», spiegano fonti della polizia.


Tratto da:Leggilo.net Se l'articolo ti è piaciuto clicca sul mi piace :                       



giovedì 16 maggio 2013

Donna incinta si ubriaca. Bebé nasce con alcol nel corpo....La mamma ha perso conoscenza mentre era ubriaca in un negozio di liquori

Bere quando per una donna è incinta, è risaputo sia altamente nocivo per la creatura che porta in grembo. Se non ci si limita a bere ma addirittura si esagera con l’alcol, è assolutamente pericoloso sia per la mamma che per il bambino. Ne sa qualcosa una donna di Tomaszow Mazowiecki, una piccola città della Polonia.
La mamma, a cui mancavano due settimane al termine della gravidanza, si trovava in un negozio di liquori quando ha perso conoscenza. Era molto ubriaca ed è stata accompagnata urgentemente in ospedale, suo figlio è nato poco dopo con un tasso alcolico nel sangue pari al 4,5 per mille. La mamma ne aveva circa la metà, il 2,6 per mille. Quando il bambino è nato, era in pericolo di vita così come la mamma, lui è ancora in prognosi riservata mentre la donna pare sia già fuori pericolo.


Tratto da:Leggilo.net Se l'articolo ti è piaciuto clicca sul mi piace :                       



Svaligiavano case via Facebook: sei arresti...Roma, ragazzi chiedevano l'amicizia a coetanei e si facevano invitare per ripulire gli appartamenti

Sei persone arrestate e altre sette denunciate. E' il bilancio dell'operazione dei carabinieri di Roma che ha smantellato una banda di ladri che faceva colpi nelle case grazie a Facebook: due ragazze minorenni della Roma bene chiedevano l'amicizia a loro coetanei sul social network convincendoli a farsi invitare a casa quando non c'erano i genitori: a quel punto la banda entrava in azione e ripuliva gli appartamenti.
E dopo i colpi, la banda si vantava su Facebook e via sms delle "imprese". Proprio per ricordarle, i ladri si fotografavano e si filmavano mentre mostravano la refurtiva, utilizzando i loro cellulari, secondo quanto è emerso dalle indagini.

La posizione delle due ragazze è ora al vaglio del Tribunale per i minori. Dopo essere state ricevute nella casa delle inconsapevoli vittime, una di loro si nascondeva invece nell'appartamento dopo aver finto di allontanarsi. Poi, con il pretesto di una passeggiata, la seconda ragazza usciva con il proprietario lasciando l'amica, che dava campo libero alla banda per razziare l'appartamento.

Altri furti sono stati messi a segno in bar tabacchi, negozi vari e anche negli uffici del comune di Mentana, dove erano state portate via mille carte d'identità in bianco che i carabinieri, nel corso del blitz scattato all'alba, hanno recuperato assieme a migliaia di euro.
 
 
Tratto da:Tgcom24

mercoledì 15 maggio 2013

12enne marchiata a fuoco, violentata e venduta per 600 euro all’ora

L’incubo è iniziato poco dopo il suo 11° compleanno. Costretta a prendersi cura dei suoi genitori malati, era alla disperata ricerca di amore e attenzioni. Così, quando Mohammed Karrar è entrato nella sua vita, le ha comprato il suo profumo preferito e l’ha trattata come una adulta, ha creduto in lui. Ma il ‘periodo luna di miele’, come lei lo ha descritto, è durato appena un anno. Dopo il ‘rodaggio’ su di lei, Karrar ha fatto in modo che lei fosse ‘fuori’ con alcol e droghe prima di violentarla sul suo divano. 
Da quel momento è diventata la sua ‘proprietà’ e una schiava del sesso in prestito ad abusatori di tutto il paese per 600 euro l’ora. Per oltre cinque anni è stata ripetutamente aggredita con quella che ha descritto come ‘sex tortura’. Le ha iniettato eroina, è stata venduta a gruppi di uomini asiatici che l’hanno sottoposta a stupri di gruppo in monolocali e pensioni vicino a Oxford e altrove.
Ora ha 19 anni, la vittima identificata come ragazza D. per motivi legali, che spesso è scoppiata in lacrime mentre ha descritto il suo terribile calvario. In seguito allo stupro, agli attacchi sadici di Karrar è diventato luogo comune farle fare film porno dove lei era la protagonista. Se si rifiutava, la picchiava e la minacciava con le armi, una volta l’ha punita colpendola ripetutamente con una mazza da baseball. Karrar e suo fratello Bassam, che si sono resi colpevoli insieme ad altri cinque uomini di una serie di crimini sessuali, l’hanno costretta a fare sesso con uno di loro, mentre l’altro stava a guardare.
Si è messa a singhiozzare D. quando ha ricordato come era andata con Karrar quando lui ha saputo che era incinta ed aveva solo 12 anni: “Si è arrabbiato tantissimo. Mi ha detto che avrei dovuto essere un po’ più responsabile“. Le ha dato due pasticche ‘simili all’ecstasy’, l’ha portata in una casa a Reading dove è stata costretta a subire un aborto illegale praticatole usando un gancio lungo. L’adolescente ha detto che non riusciva a ricordare gran parte della procedura, ma crede che si sia svolta su un duro pavimento del salotto. Nessun medico o infermiere erano presenti, non ci sono stati antidolorifici o medicinali per D.
In un’occasione, quando era ancora 12enne, Karrar ha marchiato a fuoco la sua carne con una forcina per capelli. Ha raschiato la vernice, l’ha piegata a forma della lettera M, per Mohammed, e poi l’ha messa sul fuoco. “Dopo averla riscaldata per bene, l’ha messa sul mio sedere, in modo che fosse chiaro che io appartenevo a lui“, ha raccontato la ragazza. ”Era il suo marchio su di me in modo che se avessi mai avuto rapporti sessuali con qualcun altro, la gente sapesse che ero sua“. Nel corso dei successivi quattro anni Karrar ha portato la ragazza in giro per tutto il paese e l’ha venduta per ’600 a volta’.
Le faceva indossare gonne corte e top striminziti prima che venisse ripetutamente violentata. Ci sono state volte in cui le è stato imposto di soddisfare le esigenze sessuali di 15 persone ritenute ospiti importanti. All’età di 15 anni D. si è trasferita in una famiglia affidataria a distanza da Oxford e l’incubo è finito. Due anni più tardi però ha incontrato di nuovo Karrar e lui l’ha convinta che era cambiato. Durante una conversazione a casa sua lei gli ha chiesto di sapere perché aveva abusato di lei e l’aveva venduta per fare sesso con altri uomini. Lui si è arrabbiato e l’ha violentata ancora una volta. L’ultima.
Un’altra vittima ha detto che era stata così plagiata dai suoi abusanti che anche adesso a volte non riusciva a vedere il male negli uomini che l’avevano violentata. Conosciuta solo come ‘Girl Three’, ha sopportato tre anni di abusi da parte della banda che aveva conosciuto quando aveva 12 anni. “Mi hanno fatto il lavaggio del cervello. Ancora oggi posso quasi dire che erano persone OK“, ha raccontato. ”E’ delirante, me ne rendo conto. Mi hanno messa contro la mia mamma. Sapevano tutto quello che dovevano dirmi per rendermi una persona vulnerabile, per rendermi succube e dipendente da loro. Per avermi dalla loro parte“.
Come molte delle vittime, che hanno subito abusi da bambini, era in cura. In seguito è stata adottata, ma ha cominciato a bere fortemente ed è scappata di casa.

Tratto da:Leggilo.net

Roma, botte a bimbi: arrestate due maestre...Maltrattamenti e percosse all'asilo: alunni costretti ad inginocchiarsi a terra per pulire la pipì

Una maestra 63enne e la coordinatrice 57enne della scuola pubblica materna San Romano, di Roma, sono state arrestate dalla polizia per maltrattamenti e percosse a bambini di quattro anni. Gli agenti del commissariato San Basilio hanno dato esecuzione agli arresti domiciliari a seguito di una serie di indagini coordinate dalla Procura di Roma. A segnalare per primi gli episodi sono stati alcuni colleghi delle arrestate e alcuni genitori dei bimbi.
Bimbi a terra per pulire la pipì - Sono diversi i comportamenti violenti e denigratori nei confronti dei bimbi dell'asilo a Roma. Tra questi, quella di un bimbo colpevole di essersi fatto la pipì nei pantaloni e per questo costretto dalla maestra ad inginocchiarsi e ad asciugarla con un fazzoletto di carta, dopo essere stato minacciato, davanti agli altri bambini, di fargliela pulire con la faccia.

Insultati alunni con disagi psichici - Le umiliazioni verbali della maestra e della coordinatrice riguardavano anche bambini con disagi e difficoltà psicoinfantili che venivano apostrofati con epiteti come "scemo", "zozzo" o "bastardo".

Clima di terrore, i più grandi incitati alla violenza - Secondo l'ordinanza di arresto, sono stati tanti gli eventi in cui la maestra è ricorsa alla violenza per ottenere l'obbedienza degli alunni, che vivevano in un clima di terrore. Alcuni bimbi, solitamente i più grandi, erano incitati alla violenza e alla denigrazione nei confronti degli altri.


Tratto da:Tgcom24

martedì 14 maggio 2013

Bambina di 3 anni umiliata dal padre su internet. Leggi!

Bambina di 3 anni umiliata su internet dal padre tramite una foto: leggi!



Il papà di una bambina di 3 anni ha suscitato molta indignazione sul web, dopo aver pubblicato sul sito Reddit una foto umiliante della sua bambina di 3 anni. Dopo che la piccola ha fatto la cacca nella doccia, il padre ha fotografato la bambina con un cartello appeso al collo in cui confessa il pasticcio che ha combinato: “Ho fatto la cacca nella doccia e papà ha dovuto ripulirlo. Con la presente firma dò il permesso di utilizzarlo nel mio annuario dell’ultimo anno di scuola“.


Evidentemente il padre della bambina pensava di fare uno cosa divertente, ma le reazioni degli utenti del sito che si sono imbattuti nella foto non sono state positive: “Non cresci una bambina tenace se ha due genitori, che dovrebbero essere le persone di cui più si può fidare, che invece la umiliano pubblicamente. Questo rende una bambina insicura, perché le insegna che non si può fidare neanche delle persone a lei più vicine“.
 
Trovi anche tu che sia stato di cattivo gusto da parte del padre pubblicare questa foto?
Se l'articolo ti è piaciuto clicca sul mi piace :                       



SEPARATA DAL MARITO, HA DUE FIGLI DISABILI: "NOI DIMENTICATI DA TUTTI"

CAGLIARI - Separata dal marito, e abbandonata dalla Asl, con due figli disabili. È la storia di malasanità tutta italiana che Luisa, una donna di Cagliari, sta subendo da qualche anno. I due figli di Luisa Sara e Roberto, soffrono dalla nascita di una malattia misteriosa che accartoccia su se stessa la loro spina dorsale.
I due bambini, inoltre, soffrono di un ritardo mentale che li rende rumorosi, un problema che ha attirato sulla donna le antipatie del vicinato.
«Una volta ho trovato la ruota dell'auto squarciata», ha raccontato Luisa alla iena Pablo Trincia. Priva di un sostegno economico adeguato per pagarsi un aiuto, la donna trascorre tutta la giornata in casa con i due figli, impossibilitata ad allontanarsi. Eppure ha mantenuto un equilibrio mentale invidiabile.
Pablo Trincia si è recato alla Asl di Cagliari sollecitando un intervento urgente e ha ottenuto, finalmente, l'attenzione sanitaria che a questa madre coraggio spettava da tempo.

tratto da leggo

Roma, bimba azzannata da cane: è grave....La piccola, di 15 mesi, è stata morsicata dal pastore maremmano di famiglia mentre era in braccio alla madre nel giardino della loro casa di Anzio

Una bimba di 15 mesi è in gravissime condizioni dopo essere stata azzannata dal cane di famiglia, un pastore maremmano. L'episodio è accaduto in serata ad Anzio, in località Lavinio, alle porte di Roma. Subito dopo, la bimba è stata trasportata in elisoccorso al Policlinico Gemelli di Roma, dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico. La piccola è stata azzannata alla testa e al collo.
Sulla vicenda indagano i carabinieri della stazione di Lavinio. La bambina è stata azzannata dall'animale mentre si trovava nel giardino di casa in braccio alla madre che le stava dando da mangiare. Il cane, dell'età di cinque anni, era libero e forse per gelosia si è scagliato su di lei.

La mamma della bambina, una romana di circa 30 anni che durante l'episodio era in compagnia della nonna della piccola, ha subito chiamato i soccorsi. Il padre, convivente della donna, non era in casa durante l'episodio. Al momento il cane, che fino ad allora non aveva mai dato segni di particolare aggressività, è stato affidato al servizio veterinario locale.
 
Tratto da:Tgcom24
 

martedì 7 maggio 2013

Invia 13mila sms da cellulare servizio, Cassazione "non va licenziato"

(AGI) - Roma, 7 mag. - Aveva inviato, nell'arco di 10 mesi, oltre 13mila sms privati dal telefono cellulare di servizio, e per questo era stato licenziato. La Corte d'appello di Napoli, pero' ha dichiarato illegittima la sanzione disciplinare reintegrando il lavoratore, dipendente Telecom, e la Cassazione ha confermato in via definitiva il verdetto, rigettando il ricorso presentato dalla societa' datrice di lavoro. I giudici del merito avevano rilevato che il comportamento contestato al dipendente, in servizio da piu' di 30 anni senza mai ricevere rilievi disciplinari, "pur sanzionabile, non era tuttavia cosi' grave da giustificare l'espulsione dal posto di lavoro". Gli sms in questione, infatti, avevano comportato spese pari a 3 milioni e 216mila vecchie lire, somma che il dipendente si era sempre detto disponibile a rifondere. La sezione lavoro della Suprema Corte ha condiviso la tesi dei giudici di secondo grado, non ravvisando nella condotta del lavoratore "una irreversibile lesione del vincolo di fiducia che deve legare datore di lavoro e lavoratore dipendente, ed in particolare quel grave nocumento materiale o morale" che il contratto collettivo nazionale di lavoro "richiede per l'irrogazione della massima sanzione espulsiva".

TRATTO DA AGI.IT

Amanda: "Ho paura di tornare in Italia"


Amanda Knox ha paura di tornare in Italia. La ragazza accusata dell'omicidio di Meredith Kercher si è confessata nel corso di un'intervista televisiva alla Cnn. "Lì la gente pensa che io sia arrogante, visto che sto qui, negli Stati Uniti, a presentare un libro e difendermi - ha detto -. Trovo tutto ciò prima di tutto incredibilmente ingiusto, perché ho il diritto di difendere me stessa. E nessuno puo' chiedermi di stare zitta".
"E' incredibile che malgrado l'assoluta mancanza di prova alcuna che dimostri il mio coinvolgimento con l'assassinio, io debba essere ancora sotto giudizio sulla base di aspettative definite non realistiche e non ragionevoli su come una giovane donna avrebbe dovuto reagire a una quella situazione orribile" ha spiegato la Knox. Quindi ha aggiunto, con atteggiamento di sfida: "Nessuno sa come chi mi accusa avrebbe reagito a una situazione tanto orribile, se solo fosse capitata a loro".

Amanda non accetta le accuse di freddezza che le sono state mosse da più parti, un atteggiamento di indifferenza nei confronti della morte della compagna di stanza che avrebbe provato la sua durezza d'animo e quindi la capacità di commettere un delitto atroce come quello di cui viene accusata. "Ho pianto, mi sono arrabbiata, ho avuto paura - ha detto -. Sono queste tutte le cose che sono accadute, che ho mostrato all'esterno, che mi sono uscite fuori". 
Amanda non ha perso l'occasione per ribadire la sua versione dei fatti e ritenere la teoria degli inquirenti "assurda": "Nessuno mi ha mai accusato di aver preso parte a attività sessuali devianti. Nessuna delle mie campagne di camera, nessuno dei miei amici, nessuna delle persone che conobbi là. Tutto ciò - ha concluso - e solamente venuto fuori dagli inquirenti e dall'accusa".
ARTICOLO TRATTO DA TG COM 24 

lunedì 6 maggio 2013

Feto in cassonetto, indagati madre e compagno.Viterbo: lui, infermiere, avrebbe aiutato la donna, romena di 24 anni, ad abortire

Due persone sono indagate per la vicenda del feto gettato in un cassonetto a Viterbo. Si tratta della madre della bimba, una romena di 24 anni, e del suo compagno, infermiere dell'ospedale di Belcolle, che l'avrebbe aiutata ad abortire. Entrambi rischiano l'accusa di infanticidio. La donna è piantonata in ospedale nella città laziale, ma non è in stato di fermo. A piede libero anche l'infermiere.
Le indagini della squadra mobile, coordinate dal pm Franco Pacifici, sono andate avanti in questi giorni attraverso una serie di interrogatori e lo studio delle immagini delle telecamere di sorveglianza della pizzeria che si trova a pochi metri dal cassonetto in cui è stato trovato senza vita il feto di circa sette mesi.

Nel corso delle indagini sarebbe emersa anche una ricetta rubata, con la quale sono stati reperiti i farmaci necessari all'interruzione della gravidanza. Il medico legale Mauro Bacci si è preso 60 giorni per comunicare i risultati degli esami sul cadavere. Restano dunque da stabilire le cause della morte e se ci siano altri soggetti coinvolti nella vicenda.


Tratto da:tgcom24

domenica 5 maggio 2013

Morta Agnese, moglie di Paolo Borsellino

A dare la notizia su Facebook il fratello del giudice ucciso dalla mafia nel 1992: «Adesso saprà la verità sulla sua morte»
Non ha fatto in tempo a ripetere in aula quel che le aveva confidato il marito sulla strage di Via D'Amelio. Agnese Borsellino, 71 anni, vedova di Paolo Borsellino, è morta questa mattina nella sua casa di Palermo. Era da tempo malata. A dare la notizia è stato Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato ucciso dalla mafia, con un post su Facebook nel quale traspare amarezza per una verità che stenta ancora ad arrivare sulla stagione delle stragi. «È morta Agnese -ha scritto- . È andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte».
LE CONFIDENZE DEL MARITO - Non ha dunque avuto il tempo di ripetere in aula quel che aveva fatto mettere a verbale parlando co i magistrati di Caltanissetta che indagano ancora sui mandanti della strage di via D'Amelio. Un eccidio che nasconde ancora tanti misteri perchè si intreccia con l'altra strage in cui morì il fraterno amico di Paolo Borsellino, cioè Giovanni Falcone, e sulla presunta trattativa Stato-mafia. «Paolo mi accennò che c'era una trattativa tra la mafia e lo Stato - ha raccontato prima di morire- Dopo la strage di Capaci mi disse che c'era un colloquio tra mafia e pezzi infedeli dello Stato».IL GENERALE PUNGIUTO - Fu sempre lei a raccontare che il marito era sconvolto e a svelare di aver saputon che l'ex capo del Ros, il generale Antonio Subranni, era «punciuto» (così vengono definiti gli "uomini d'onore" affiliati a Cosa Nostra). «Paolo mi disse - aveva detto - mi ucciderà la mafia ma solo quando altri glielo consentiranno». Quelle dichiarazioni di Agnese Borsellino sono stati inserite anche agli atti del processo contro un altro ex capo dei Ros, il generale Mario Mori.
I FIGLI - Hanno voluto far sentire la loro voce anche i figli. «Stamattina se n'è andata la signora Agnese Borsellino -scrivono in una nota-. I figli desiderano che oggi sia un momento di preghiera strettamente privato nel rispetto di una perdita che ha una dimensione prima di tutto familiare». Lucia, Manfredi e Fiammetta invitano tutti al rispetto del loro dolore chiedendo di considerare questo come un momento strettamente privato. I funerali sono previsti per domattina alle 9.30 nella chiesa di S. Luisa di Marillac, la stessa dove si svolsero le esequie del magistrato ucciso nella strage di via D'Amelio. «La Fondazione intitolata a Paolo Borsellino e a tutte le vittime della mafia - si legga ancora nella nota - ha messo a disposizione la mail info progettolegalita.it per raccogliere eventuali messaggi di testimonianza di affetto e considerazione per la signora Agnese che non ha mai smesso di chiedere, insieme ai figli, che sia fatta verità e giustizia».
L'ULTIMO MESSAGGIO - Le ultime parole in pubblico di Agnese Borsellino risalgono al 12 ottobre scorso. «Questa città deve resuscitare. Deve ancora resuscitare» disse in occasione dell'inaugurazione della nuova sede della Dia a Palermo. A causa della malattia non aveva potuto partecipare alle manifestazioni per il ventennale delle stragi. «Dopo alcuni momenti di sconforto - aveva scritto in quella occasione - ho continuato e continuerò a credere e rispettare le istituzioni di questo Paese come mio marito sino all'ultimo ci ha insegnato. Non indietreggiando nemmeno un passo di fronte anche al solo sospetto di essere stato tradito da chi invece avrebbe dovuto fare quadrato intorno a lui». «Io non perdo la speranza - aveva concluso - in una società più giusta e onesta. Sono, anzi, convinta che sarete capaci di rinnovare l'attuale classe dirigente e costruire una nuova Italia».
IL CORDOGLIO - Da più parti sono arrivati messaggi di cordoglio per la scomparsa della vedova Borsellino. Primo fra tutti quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Desidero ricordare di Agnese Borsellino la esemplare sobrietà e misura in tutte le occasioni di pubblica celebrazione della figura del marito, la personale gentilezza e amichevolezza sempre mostrata nei miei confronti. Partecipo con forti sentimenti di vicinanza al dolore dei famigliari, e in particolare del figlio Manfredi, che ha raccolto l'esempio paterno di dedizione e servizio allo Stato». Interviene anche il governatore siciliano Rosario Crocetta. «Con dolore vero sincero e immenso apprendo la notizia della morte di Agnese Borsellino, donna di singolare esempio di attaccamento e fedeltà alle istituzioni, di grande coraggio e grande forza - scrive-. L'ho incontrata circa tre settimane fa, in ospedale: la lucidità delle sue idee, la determinazione nel condurre una battaglia di giustizia, la voglia di verità contrastava con le condizioni del suo corpo indebolito dalla malattia, vissuta con consapevolezza e dignità. È morta una grande donna»
LETTA - Il presidente Consiglio Enrico Letta definisce la vedova Borsellino un «simbolo di sobrietà, coraggio e rispetto. Agnese Piraino Leto non è mai venuta meno ai valori forti ai quali lei e suo marito hanno improntato la loro vita». Letta esprime la più profonda vicinanza ai familiari per la perdita di «una donna che, con il marito ha incoraggiato generazioni di italiani a credere nella giustizia».
IL GOVERNO - Il ministro dell'interno, Angelino Alfano, ha inviato ai familiari un telegramma: «Esprimo -scrive- profondo cordoglio per la scomparsa di Agnese Piraino Leto, donna forte e coraggiosa, ha cresciuto i suoi figli nel rispetto di quegli ideali di democrazia e di giustizia, pilastri fondanti della famiglia, ancor prima che della società. Mi unisco affettuosamente ai dolore dei suoi cari, nella convinzione che, chi lascia nella vita degli altri un segno indelebile, non scompare per sempre». Anche il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri ha espresso le sue più sentite condoglianze ai figli Lucia, Manfredi e Fiammetta. «Sono profondamente addolorata - ha dichiarato - una donna straordinaria che avevo avuto modo di conoscere e di apprezzare in questi ultimi anni».
LA LETTERA - Il 9 aprile scorso Agnese Borsellino aveva scritto una lettera in segno di solidarietà col pm di Palermo Antonino Di Matteo minacciato di morte. «Conosco, per averla vissuta, l'angoscia che in questo momento possono provare i famigliari dei magistrati. Chiedo a chi di dovere che si scuota perché questi colleghi di Paolo non vivano il suo stesso calvario». E aveva anche denunciato il pericolo dell'indifferenza crescente sui temi della lotta alla mafia. «Mi unisco idealmente a tutti coloro che oggi sono qui -scriveva- a testimoniare e a far sentire il loro affetto e il loro preziosissimo sostegno a quei magistrati che, nell'indifferenza di gran parte del mondo dell'informazione e della politica, stanno rischiando la vita per noi, per dissetare la nostra sete di verità e giustizia».
ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA 

giovedì 2 maggio 2013

Kentucky, bambino di 5 anni spara e uccide sorellina di 2












Kentucky, bambino di 5 anni
spara e uccide sorellina di 2


«Grazie per produrre una pistola così buona. È la mia prima pistola. Mi piace molto. Mi diverte sparare con il mio papà. La terrò per sempre e la passerò persino a mio figlio». Albert è uno dei bambini fieri possessori di un Crickett, un’arma studiata appositamente per piccoli sparatori, e la sua testimonianza si può leggere sul sito dell’azienda. 

Era un Crickett anche il fucile che il primo maggio ha uccisoCaroline, 2 anni, in Kentucky. A sparare, il fratello maggiore,Kristian, 5. Era un regalo per Kristian, ma i genitori, anche se non l’avevano messo sotto chiave, si erano premurati di togliergli i proiettili. Tutti, meno uno. «Qui in Kentucky le armi si passano di generazione in generazione. Si comincia da piccoli con la caccia e tutto il resto», ha commentato il medico legale Gary White. 

Tradizione o meno, ora mezza America, quella che tradizioni di questo tipo non ne ha, è sotto choc. Anche se ad aprile la riforma per il controllo delle armi proposta da Barack Obama è stato sonoramente sconfitta in Senato, c’è da scommettere che questa vicenda darà un nuovo slancio alla campagna del Presidente: «Non è finita qui. La mia amministrazione farà di tutto per proteggere la nostra comunità dalla violenza delle armi». 

Intanto, i maggiori quotidiani americani, dal Washington Post al New York Times, hanno pubblicato foto tratte dal sito della Crickett: è l’«Angolo dei bambini», immagini di piccoli in posa che imbracciano fucili, rosa nelle versioni al femminile. C’è anche una bambina che mostra orgogliosa uno scoiattolo morto, si presume raggiunto dai proiettili della sua arma, reggendolo per la coda. Per molti, quelle foto sono il male assoluto. Alcuni di questi bambini, però, sono ritratti al poligono di tiro o davanti a bersagli. E i genitori raccontano sul sito che il tiro a volo è il loro sport preferito, e non vedono l’ora di insegnarlo ai figli. È chiaro: in un Paese dove si fabbricano armi appositamente per bambini, c'è un problema culturale grave da affrontare. 

Un bambino non dovrebbe mai giocare con le armi. È anche vero che tutti abbiamo acclamato la campionessa di trap femminile Jessica Rossi, che a 8 anni sparava per la prima volta a 17 diventava campionessa del mondo e a 20 oro ai Giochi di Londra. Certo, sempre sotto l’attenta supervisione di papà Ivan, campione nazionale, che non la faceva giocare in casa con il fucile. Ma, se non avesse iniziato da bambina, quella medaglia l’avrebbe portata a casa? Il problema resta sempre lo stesso: che si tratti di sport o meno, è ammissibile imbracciare un'arma fin da piccoli?

TRATTO DA TG COM

mercoledì 1 maggio 2013

Vigilessa finge nozze per avere la licenza:Reggio Emilia, invitati, vestito e foto. Peccato fosse tutta una messinscena

Vigilessa si trasforma in sposa raggiante e bellissima, per godere della licenza matrimoniale. Ma il matrimonio non è mai avvenuto, né in Comune, né in chiesa. Si è trattato solo di una festa tra amici, spacciata per cerimonia con fiori d’arancio. Così è finita nei guai Gloria Ibatici, in servizio alla polizia municipale in provincia di Reggio Emilia, che ha usufruito della licenza matrimoniale. Venti giorni, senza averne diritto.
Così, riporta il Giorno, i carabinieri l’hanno denunciata per truffa ai danni dello Stato. Denuncia di cui però il suo difensore, dice di non sapere nulla. "C’è un provvedimento disciplinare avviato alla Municipale in cui lavora  - spiega il legale - ma non ci è stato notificato nessun avviso di garanzia. Si è trattato di un matrimonio americano, senza effetti civili". Il fatto che la vigilessa non si fosse mai sposata è emerso dagli accertamenti nell’ambito di un’operazione antidroga: a febbraio le è stata notificata la misura di custodia agli arresti domiciliari, con l’accusa di spaccio.

La donna per gli inquirenti avrebbe fatto parte, con quello che tutti fino a quel momento avevano ritenuto suo marito, Antonio Laisa, 39 anni, di una rete di spaccio per rifornire i clienti di alcuni noti locali notturni, pub e discoteche, dell’Appennino. Accusa che la coppia respinge. Dagli accertamenti sono emerse poi quelle strane nozze. Con tanto di invitati e foto. Nozze,però, fasulle.
 
Tratto da:Tgcom24

lunedì 29 aprile 2013

Spari davanti a Palazzo Chigi mentre giura il governo

Uno dopo l'altro, i ministri del governo Letta stanno giurando al Quirinale. Negli stessi istanti, un uomo si presenta davanti a Palazzo Chigi. E' vestito bene, indossa giacca e cravatta, appare sicuro di sé. A un certo punto, spara cinque o sei colpi di pistola. Due carabinieri restano feriti, uno alla testa e l'altro alla gamba. L'autore della sparatoria tenta la fuga ma viene catturato, e durante la colluttazione batte la testa a terra. 

La notizia irrompe in tv, sulla Rete. Le dirette dal Quirinale cambiano tono improvvisamente. Anche se i ministri, in un primo momento, non vengono informati dell'accaduto. La cerimonia al Colle va avanti mentre si susseguono, tra conferme e smentite, le notizie su quanto successo davanti alla sede del governo.
L'autore della sparatoria viene identificato: si tratta di Luigi Preiti, 46enne di Rosarno (Reggio Calabria), residente ad Alessandria. Senza precedenti penali, secondo le prime informazioni si tratterebbe di un uomo con problemi psichici. Anche se altre fonti smentiscono poi questa notizia. Il fratello di Luigi Preiti, Arcangelo, racconta che l'uomo «ha perso il lavoro e si è separato dalla moglie. Negli ultimi mesi era tornato in Calabria dai nostri genitori: non lo vediamo da tempo». In ogni caso, sembra trattarsi di un gesto isolato. Preiti sarebbe arrivato sabato a Roma e avrebbe dormito in hotel con l'intenzione di compiere un gesto eclatante. Dopo la sparatoria, riferisce successivamente il ministro dell'Interno Angelino Alfano, «ha tentato il suicidio, ma aveva terminato i colpi». E agli investigatori, Preiti avrebbe confessato: «Puntavo ai politici».
I due carabinieri, ricoverati all'Umberto I, non sono in pericolo di vita: si tratta del brigadiere Giuseppe Giangrande, 50 anni (le cui condizioni appaiono comunque serie) e del carabiniere scelto Francesco Negri, 30 anni (le loro famiglie sono state avvertite). Nella sparatoria, sarebbe stata lievemente ferita anche una donna incinta: stava attraversando la piazza con il figlio e il marito, quando è stata colpita da alcune schegge. E' stata trasportata all'ospedale Santo Spirito.
TRATTO DA VANITY FAIR 

venerdì 26 aprile 2013

Bimbi sottratti a madre, 'Ci uccidono?'

BATTIPAGLIA (SALERNO)  - Durano una manciata di minuti, con il drammatico pianto di due bambini in sottofondo a rendere ancora più triste la storia, i momenti del prelievo forzato da parte della polizia di due fratellini di 7 ed 8 anni destinati dal Tribunale dei minori ad una casa famiglia. Un video choc effettuato dalla madre, un'insegnante di 46 anni di Battipaglia (Salerno), proprio nei pressi della sua abitazione, dove i bimbi stavano tornando e dove ad attenderli vi erano alcuni agenti, un'assistente sociale ed una psicologa del Comune. Lei, la madre, è accusata dalla sezione minorile della Corte d'Appello di Salerno, di PAS, acronimo che sta per 'Parental Alienation Syndrome', un disturbo attraverso il quale la donna, agendo sulla psicologia dei bambini, tenterebbe di metterli contro il padre, dal quale è separata. Di qui, la decisione del tribunale minorile di sottrarre i fratellini alla potestà della madre per affidarli temporaneamente ad una casa famiglia, in attesa di una vera e propria adozione. La vicenda è diventata pubblica con il video del Corriere del Mezzogiorno. 
Articolo di Ansa.it 

mercoledì 24 aprile 2013

Raffaella Bergè agli arresti domiciliari

Suo marito, Mario Calcagni, è finito in cella per il coinvolgimento nell'inchiesta sull'Axsoa, a cui la procura contesta di aver rilasciato a diverse aziende false attestazioni, in modo che potessero partecipare a gare d'appalto, pur non avendo i requisiti richiesti. Ora, però anche Raffaella Bergè, l'amatissima Marina Kroeger di "Centovetrine", è agli arresti domiciliari.

L'attrice sarebbe coinvolta in una vicenda di tangenti e riciclaggio. Sul suo conto corrente sarebbe stata trovata traccia di un assegno di 200 mila euro di cui, almeno secondo il gip Simonetta D'Alessandro, la provenienza è stata difficile da individuare per colpa di "operazioni atte a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa".

tratto da: Gossip.it

Una lite tra cugini finita in tragedia


E' successo a Paternò(Catania),una lite tra due cucini uno di 25 anni Marco Castro e l'altro 36 anni Antonio Marino. Il secondo dopo una discussione ha cosparso il cugino di benzina e gli ha dato fuoco.
Il povero Marco ha riportato ustioni al 95 % del corpo ed è ricoverato in condizioni gravissime al Cannizzaro,l'altro invece porta solo ustioni del 15% vittima anche lui della sua pazzia.

Arrestati gli assassini Del parroco di Pistoia


Non si vorrebbero mai leggere cose del genere,uccidere un uomo di chiesa. La giustizia però ha trovato i colpevoli che che il 29 dicembre uccisero il parroco per derubarlo nella nella canonica della parrocchia di San Bartolomeo a Tizzana, nei pressi di Quarrata (Pistoia). Due degli albanesi sono stati arrestati in Italia,l'altro era ritornato in Albania.

Maltrattava bimbi, Gip sospende maestra


(ANSA)  SALERNO
Schiaffi, botte in testa con righelli e quadernoni, ingiurie e minacce verso bambini dell'asilo: con queste accuse una maestra di 65 anni di Tramonti (Salerno) e' stata interdetta dall'insegnamento dal Gip di Salerno per due mesi.

In seguito al provvedimento, la donna e' stata trasferita a un incarico amministrativo. L'accusa nei suoi riguardi e' di maltrattamento di minori aggravato.